Parrocchia S. Gerolamo Emiliani di Milano - Blog

Il Blog "Insieme per..." vuole proporre spunti di riflessione e di condivisione per costruire insieme e fare crescere la comunità della parrocchia di San Gerolamo Emiliani di Milano, contribuendo alla diffusione del messaggio evangelico.

domenica 29 novembre 2015

1128 - APOSTOLATO DELLA PREGHIERA - DICEMBRE 2015

Intenzione generale
"Perché tutti possano fare l’esperienza della misericordia di Dio, che non si stanca mai di perdonare".

Intenzione missionaria
"Perché le famiglie, in modo particolare quelle che soffrono, trovino nella nascita di Gesù un segno di sicura speranza".

Intenzione dei vescovi
"Perché accogliamo l’invito alla rivoluzione della tenerezza, che il Figlio di Dio ci ha rivolto nella sua incarnazione".

1127 - LA CORONA DELL'AVVENTO

L'Avvento è tempo di gioia, perché fa rivivere l’attesa dell’evento più lieto nella storia: la nascita del Figlio di Dio dalla Vergine Maria. Ma è anche tempo di penitenza e conversione per prepararsi alla venuta del Dio Bambino. È un tempo di preparazione spirituale al Natale, un tempo di attesa e di preghiera.
La corona d'avvento è simbolo dello scorrere del tempo. Ha la funzione di annunciare l'avvicinarsi del Natale, per prepararsi ad esso, suscitare la preghiera comune, manifestare che Gesù è la vera luce che vince le tenebre e il male.
La corona è fatta di vari sempreverdi che stanno a significare la continuità della vita.
La forma circolare della ghirlanda simboleggia l'eternità di Dio che non ha nè inizio nè fine, l'immortalità dell'anima e la vita eterna in Cristo.
La corona è inoltre segno di regalità e vittoria. Annuncia che il Bambino che si attende è il Re che vince le tenebre con la sua luce.
(
www.buonenotizienews.blogspot.it)

venerdì 20 novembre 2015

1126 - QUANDO LA PAURA

Signore nostro Dio!
Quando la paura ci prende,
non lasciarci disperare!
Quando siamo delusi,
non lasciarci diventare amari!
Quando siamo caduti,
non lasciarci a terra!
Quando non comprendiamo più niente
e siamo allo stremo delle forze,
non lasciarci perire!
No, facci sentire
la tua presenza e il tuo amore
che hai promesso
ai cuori umili e spezzati
che hanno timore della tua parola.
E' verso tutti gli uomini
che è venuto il tuo Figlio diletto,
verso gli abbandonati:
poiché lo siamo tutti,
egli è nato in una stalla e morto sulla croce.
Signore,
destaci tutti e tienici svegli
per riconoscerlo e confessarlo.
Karl Barth

1125 - SIGNORE, DISARMALI. E DISARMACI

“Seigneur, désarme-les. Et désarme-nous”. “Signore, disarmali. E disarmaci”.
Nelle stesse ore in cui le teste di cuoio francesi hanno dato l’assalto a un covo di terroristi nel quartiere Saint-Denis, a nord di Parigi, i vescovi francesi pubblicano una preghiera per la pace scritta “nello spirito di Tibhirine” da frère Dominique Motte, domenicano del Convento di Lille.
Il testo della preghiera: 

“Disarmali: sappiamo quanto questa violenza estrema
sia il sinistro pane quotidiano in Iraq, in Siria, Palestina,
Centrafrica, Sudan, Eritrea, Afghanistan.
Ora si è impossessata di noi”.
“Disarmali Signore: e fa che sorgano in mezzo a loro 
profeti che gridano la loro indignazione
e la loro vergogna nel vedere come hanno sfigurato
l’immagine dell’Uomo, l’immagine di Dio”. 

“Disarmali, Signore dandoci, se necessario,
poiché è necessario, di adottare tutti i mezzi utili
per proteggere gli innocenti con determinazione.
Ma senza odio. 

Disarma anche noi, Signore: in Francia, in Occidente,
senza ovviamente giustificare il circolo vizioso della vendetta,
la Storia ci ha insegnato alcune cose.
Dacci, Signore, la capacità di ascoltare profeti guidati dal tuo Spirito.
Non farci cadere nella disperazione,
anche se siamo confusi dall’ampiezza del male in questo mondo”.

“Disarmaci e fa’ in modo che non ci irrigidiamo dietro porte chiuse,
memorie sorde e cieche, dietro privilegi che non vogliamo condividere.
Disarmaci, a immagine del tuo Figlio adorato la cui sola logica
è la sola veramente all’altezza degli avvenimenti che ci colpiscono:
‘Non prendono la mia vita. Sono io che la dono”.

1124 - VIENI SIGNORE

Vieni dunque, Signore, poiché anche se ho errato, tuttavia «non ho dimenticato i tuoi
comandamenti» e conservo la speranza della medicina.
Vieni, Signore, perché tu solo sei in grado di far tornare indietro
la pecora errante e non rattristerai quelli da cui ti sei allontanato.
E anche loro si rallegreranno del ritorno del peccatore.
Vieni ad attuare la salvezza sulla terra, la gioia nel cielo.
Vieni, dunque, e cerca la tua pecora non per mezzo dei servitori,
non per mezzo dei mercenari, ma tu in persona.
Accoglimi nella carne che è caduta in Adamo.
Accoglimi non da Sara [Gn 17,15],
ma da Maria, perché sia non soltanto una vergine
inviolata, ma una vergine immune, per effetto
della grazia, da ogni macchia di peccato.
Portami sulla croce che dà la salvezza agli erranti,
soltanto nella quale c’è riposo per gli affaticati,
soltanto nella quale vivranno tutti quelli che muoiono.
(Sant’Ambrogio)
 


mercoledì 11 novembre 2015

giovedì 5 novembre 2015

1122 - LA CONVERSIONE

La conversione, parola che significa cambiamento di rotta, è l'atteggiamento che l'uomo deve sempre assumere di fronte alla parola di Dio che lo raggiunge, si tratti della predicazione del Battista, o della predicazione di Gesù o delle circostanze della vita.  
Bruno Maggioni

domenica 1 novembre 2015

1121 - COMMEMORAZIONE DEI DEFUNTI

Il giorno successivo alla festa dei Santi e delle Sante è il giorno che la Chiesa cattolica dedica alla commemorazione di tutti i defunti. Le due memorie sono logiche e connesse. Il mistero della santità che ieri abbiamo assaporato oggi viene esteso a tutti i defunti che noi vogliamo ancora affidare alla paternità di Dio e nello stesso tempo vogliamo pregare perché siano essi ad intercedere per noi che restiamo ancora pellegrini in cammino verso la Santa Gerusalemme. La commemorazione ha origini antiche e si perdono nella notte dei tempi. Il culto dei morti è la prima forma di religione primitiva che in epoca romana assume la forma del culto dei Lari1, dopo essere passati attraverso l’Ade dei Greci e il mondo dell’aldilà della cultura dell’Egitto dei Faraoni. 
La commemorazione dei defunti sopravvive alle epoche e ai culti, all’ateismo e all’indifferentismo: dall’antica Roma, alle civiltà celtiche, dal Messico alla Cina, dalla notte dei tempi ai nostri giorni in questi giorni i cimiteri diventano luoghi di mesto pellegrinaggio, di visite alle tombe, ovunque con un solo obiettivo: consolare in qualche modo le anime dei defunti perché proteggano al vita dei viventi sulla terra. Con il passare del tempo questa ricorrenza come sempre diventò un momento pagano, senza alcun riferimento religioso, espressione di esorcismo delle paure che il lungo inverno con il suo messaggio di morte porta con sé. I defunti non sono più a-mici e protettore, ma pericolo e spiriti maligni. La tradizione celtica esprime questa realtà per cui la ricorrenza oggi restaurata di
Halloween (che in origine era Hallowmass: Santificazione/Messa in onore dei Santi), oggi è diventata un espediente economico che sfrutta le paure ancestrali a scapito di una riflessione seria e spirituale sulla morte e sulla vita. In memoria dei morti e per spaventarli ci si mascherava da santi, da angeli e diavoli con maschere ricavate da zucche essiccate o svuotate per esorcizzare la paura accendendo grandi falò che illuminavano la notte e sconfiggevano il buio.
Di fronte a questa degenerazione la Chiesa reagì con l’istituzione della solennità di Tutti Santi istituita da papa Bonifacio IV il 13 maggio del 610 per celebrare la memoria dei cristiani ammazzati per la fede. Nel 835 Papa Gregorio III (731-741) spostò la ricorrenza dal 13 maggio al 1 novembre, pensando in questo modo di dare un nuovo significato alla ricorrenza ormai divenuta pagana. Nel 998 Odilone abate di Cluny nel 1048 aggiungeva al calendario cristiano il 2 novembre come data per commemorare i defunti. La possibilità concessa ad ogni prete di celebrare in questo giorno tre messe, nel 1748 era riservata alla Spagna fino al 1915 quando Benedetto XV la estese a tutta la Chiesa universale. 
La morte per i cristiani è il compimento supremo della vita, la chiave di lettura dal punto di vista finale di tutta la nostra esistenza. Imparare a vivere la vita guardandola dal punto di vista della morte significa percorrere il cammino di maturità con coscienza e sapendo costantemente chi siamo e cosa facciamo. La nostra cultura, basata sulla superficialità e sul criterio del consumo, ci ha formati alla paura della morte e quindi alla sua banalità. La morte viene rimandata sempre a domani, anche quando ne sperimentiamo l’improvvisa presenza quasi quotidianamente.
Oggi giorno della memoria dei defunti e delle defunte di tutti i tempi, vogliamo guardare in faccia la mor-te con simpatia e amicizia, invitandola alla mensa della nostra vita perché accetti di essere nostra compagna e sorella. Lo facciamo guardando al sepolcro vuoto del Signore che è risorto da morte per la potenza del Padre con la forza dello Spirito. Per noi credenti, morire è «vedere il Signore come egli è».
Paolo Farinella, prete